Antonio Lucini: l’Immacolata Concezione nel Duomo di Voghera

A chi entra nel Duomo di Voghera dall’ingresso di destra, si presenta, sul pilastro, una pregevole Madonna con il Bambino realizzata a olio su tela. Un bel dipinto, con tanta simbologia, da cui emana un sentimento di misticismo che costringe l’osservatore a guardarlo a lungo e che commuove l’anima.

Vediamo di interpretare i tanti simboli nascosti nella tela del pittore Antonio Lucini, nato nella seconda metà del XVII secolo.

L’opera raffigura la Madonna avvolta in un manto blu, colore che richiama il cielo, sopra una candida veste, simbolo di eterna purezza, nello stile già impostato nel Seicento da Guido Reni e soprattutto dallo spagnolo Bartolomé Esteban Murillo. Maria, raffigurata come una giovane donna, tiene per mano il piccolo Gesù. Questi personaggi emergono da uno sfondo di sobria e misurata varietà di colori, tutti improntati su un bruno-grigiastro che sfuma nei toni dell’ocra. La Vergine scende dal cielo sulla terra, incoronata con dodici stelle come descritto nell’Apocalisse (Ap. 12,1): “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna (…) con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”.

Le dodici stelle, oltre a richiamare il numero degli apostoli, stanno anche ad indicare la perfetta fusione tra l'umano e il divino (dodici è il prodotto di 3x4, cioè del numero che simboleggia la Trinità con quello che indica la materialità terrena e l’umanità); nel mondo ebraico, poi, il dodici rappresentava la pienezza, per cui dodici erano le primitive tribù di Israele. La Madonna calpesta un enorme serpente; ha la mano destra sul petto, e con la sinistra tiene il Bambin Gesù che stringe una lunga croce astile, simboleggiante la redenzione dell’umanità che il Figlio di Dio è venuto a compiere con la sua crocifissione. Come la Madre, schiaccia la testa della serpe malvagia, uccidendola. L’ofide calpestato da Gesù rappresenta il serpente del Giardino dell'Eden, simbolo di forza perversa, ostile a Dio e chiamato “Satana”, cioè avversario, e “diavolo”, cioè divisore: “per invidia del Diavolo la morte è entrata nel mondo” (Sap. 2,24); e l'Apocalisse lo definisce “il drago, il serpente antico, che è diavolo e il Satana” (Ap. 12,9; 20,2). Il serpente quindi, causa del peccato originale, è maledetto da Dio: “Sii maledetto fra tutti gli animali e le bestie della campagna” (Gen. III, 1-49). La scena rappresenta pertanto la vittoria sul diavolo, quindi la vittoria del Bene sul Male.

Il senso intimista del quadro è esaltato dai colori delicati degli incarnati dei personaggi, dalla tunica bianca e dal manto fluttuante azzurro della Vergine, dal rosso velo che avvolge parzialmente il Bambin Gesù, che risaltano sullo sfondo della composizione. L’opera nel complesso è ben costruita ed equilibrata; l'interrelazione di luce, forme e vuoti conferisce al dipinto una qualità pura ed eterea.

Giuseppe Frascaroli

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CHIESA DI SAN SEBASTIANO IN VOGHERA: UNO SCRIGNO DI OPERE D’ARTE

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